La prerogativa della scelta

Qui sotto, un mio dipinto fatto nel 2005. Spero che ti piacerà. Cerca di indovinare il suo titolo per 1 minuto… (poi te lo svelerò)

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Allenamento mentale – F.Greco 2005

Un giorno nel 2005 mi venne quest’idea persistente, convinto di aver capito qualcosa di nuovo, una rivelazione. In effetti, cominciavo a capire che serviva allenare la propria mente per vivere più felice. Questo pensiero mi accompagnò per diversi giorni e infine decisi di dipingerlo cercando ispirazione tra le immagini sulla rete. Chi meglio di Einstein poteva figurare così bene questa necessità di allenare la propria mente e così, cominciai quest’opera olio su tela. Mentre dipingevo, mi riempivo di una certa consapevolezza che non mi avrebbe mai abbandonato. Sono passati quasi 15 anni e continuo ad allenarmi per capire meglio me stesso e il mondo che mi circonda. Seguono alcune mie riflessioni di oggi, mentre nel mondo è guerra al virus e siamo in Italia come altrove in quarantena.

Per vincere la sfida sanitaria ed economica che stiamo affrontando, l’uomo più che mai deve usare le sue capacità cognitive, adattandosi alle “novità”, e creando delle condizioni ideali per vivere felice in un mondo in cambiamento. Adesso si usa il cervello e si dà una mossa, oppure si accettano le conseguenze nefaste, come se fossero inevitabili, che potrebbero avere l’immobilità e la paralisi di chi si considera solo una vittima impotente.

Scelta animale

Abbiamo tutti un cervello, anche gli animali. Vi sono numerose ricerche e approfondimenti in materia che dimostrano che l’essere umano può adottare scelte e atteggiamenti che derivano dai suoi ragionamenti autonomi contrapponendosi all’ambiente esterno ostile naturale o soprannaturale, mentre l’animale fa prevalentemente “scelte istintive” che non derivano da una libera scelta.

Gli studi della genetica e della biologia degli esseri viventi concordano però nell’attribuire ad entrambi le stesse caratteristiche maestre. Sorgono quindi alcune domande. Si può condizionare l’uomo come l’animale, con l’intento di bene o di male? Usiamo abbastanza le nostre attitudini cognitive?

Condizionamento

Condizionati, le menti umani e animali, reagiscono diversamente. Da un lato, gli animali condizionati diventano obbedienti, pronti all’esecuzione di ordini, sottomettendosi man mano al maestro e ricevendo ricompense o punizioni. Invece, gli esseri umani possono “scegliere” tra la servitù e la libertà, nel migliore dei casi. Quando invece la schiavitù viene imposta, si deve addirittura decidere di opporsi alle direttive oppure semplicemente reagire alla situazione avversa, qualunque siano le conseguenze. Ma di questo non parleremo qui. Ho già illustrato alcuni miei pensieri a riguardo e ti invito a leggere qui il mio post del 2015.

E così, si legge nella letteratura neuroscientifica che l’uomo è dotato della capacità di pensare e parlare, e tale capacità viene anche riconosciuta dalla nostra Costituzione. Non ci verrebbe in mente di dare il diritto di voto agli animali, anche se li amiamo ovviamente. La vita animale è regolata dalla forza dell’istinto mentre la vita umana è limitata certo dalle leggi e dalla cultura dei popoli ai quali l’uomo appartiene ma si può comunque decidere di infrangere le regole o di riscriverne altre, di reagire, di esporre punti di vista divergenti e opinioni contrastanti dalle correnti di pensiero dominanti, a volte anche spostando volontariamente i cardini dei propri limiti, adottando nuove posizioni, pareri e visioni. Per fortuna.

Prerogativa della scelta

Questa capacità di elaborare delle risposte ai problemi, alle sfide, alle questioni vitali va usata e sviluppata quotidianamente. Apprendere, e tramite l’apprendimento scoprire, non è solo necessario, è semplicemente vitale. Ce lo insegna la storia dell’uomo. Esiste quindi l’espressione “imparare dagli errori” a seguito di un fallimento consapevole o inconsapevole. S’intende non avere le stesse reazioni e cercare nel futuro un’altra soluzione agli stessi problemi.

Intanto, viviamo in una società automatizzata e controllata. Abbiamo disegnato una vita che sarebbe ideale per un gatto domestico, e che non richiede di fare uso del nostro cervello. Ci sta bene? Insomma!

Più le opinioni convergono ad un livello planetario, più è facile comunicare in modo unilaterale, vendere concetti globali, imporre soluzioni drastiche a tutti per risolvere i problemi di pochi. I “tanti” che non avevano il problema, lo avranno prima o poi. Si creerà un nuovo bisogno. Facendo solo un esempio, se è necessario aumentare il volume di vendita, si pensa ad eliminare i prodotti agricoli che non rispondono a tale necessità, proporne meno ma più idonei ai mercati globali, scegliendo soprattutto quelli che reagiscono bene, crescendo miracolosamente grazie ai fertilizzanti chimici o meno. In questo caso, qualcuno sceglie di sacrificare la biodiversità sull’altare del guadagno (il guadagno del qualcuno non dei tanti). Continuano ad esistere le contrapposizioni ma sono ormai solo due. Qualcuno da gli ordini, e tanti li eseguono. Sembra veramente che non si possa fare niente per impedire ciò di accadere, vero? Non è certamente facile, ma obbedire in silenzio alle regole dei mercati globali non è altro che accettare di essere schiavi, e questo è inaccettabile!

Avendo la prerogativa della scelta, l’uomo non solo può esprimere le proprie preferenze ma deve anche sorvegliare le decisioni prese nelle alte sfere della politica. Le divergenze di opinioni sono accolte solo se si esprimono coerentemente e insistentemente. Bisogna studiare, è vero. E poi, avere une strategia di comunicazione più incisiva di quella dell’egoista che bada ai suoi unici interessi. Per fortuna, abbiamo un cervello, usiamolo contro nemici visibili ed invisibili come il covid-19.

Scelte responsabili

Ricordiamo per esempio che le nostre scelte responsabili hanno già avuto degli esiti positivi nell’ambito commerciale. E così, più che mai, accediamo a mercati locali di prodotti detti a chilometro 0, ritroviamo il piacere di gustare sapori dimenticati grazie ad aziende italiane (L’Italia ne è piena) che producono farine antiche ad alto livello organolettico, e gli esempi di successo non mancano. Ma forse non basta. E’ ora di ripensare il tutto, pronti a ripartire.

Il nostro paese possiede un potenziale unico al mondo (e fa invidiosi) fatto di donne e uomini creativi (che usano il loro cervello), e abbiamo una storia millenaria e delle risorse eccezionali sia al livello quantitativo che qualitativo.

La ricchezza sta quindi in noi e nel nostro paese meraviglioso. Presto torneremo ad agire, spero in modo incisivo sui paradigmi, istituendone altri se occorre. Nel frattempo, non ci impedisce nessuno di elaborare, creare, ideare (parola potente) per ripartire ad epidemia sconfitta su un territorio che ci sembrerà più nostro che mai e che vorremo rendere ideale sì, non per i soli animali ma per gli esseri umani solidali e generosi che sono gli italiani.


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