Timbuktu è la fine del mondo

Timbuktu_toit de la mosquée Djingareyber

Quella che si doveva aprire solo il giorno della fine del mondo, una delle porte della Moschea di Sidi Yeyia, porta rimasta chiusa per secoli, fu distrutta da militari Maliani responsabili del colpo di stato contro il presidente Amadou Toumani Touré nel 2012. E così finiva il mondo a Timbuktu, all’ingresso del deserto del Sahara.

tombouctou porte de la fin du monde

Timbuktu

Il luogo di cui vorrei parlare oggi è geologicamente in Africa, ma politicamente in Europa. Rimane al confine del mondo, di un mondo chiamato Occidente e di un altro chiamato Africa. Nel cuore dell’ideatore di questo nuovo hostel che aprirà a San Vito Lo Capo il 1 Maggio prossimo, abitano gli stessi sentimenti ospitali che contraddistinguono i popoli del centro Mali. Se deciderai di soggiornarci, io lo farò di sicuro presto, non sarà un semplice susseguirsi di notti e di giorni, ma un’esperienza profonda di scoperta di te stessi e del mondo in un groviglio di emozioni coloratissime che ti avvolgeranno.

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Perché Timbuktu

Avrei anzitutto piacere a ricordare qui gli ingredienti distintivi della forte identità del celebre capoluogo della regione del Mali. Sabbia, sale e oro hanno sempre contraddistinta la perla del deserto africano. Ma non basta a definire quello che nell’immaginario collettivo rappresenta il confine del mondo.

I viaggiatori ci hanno raccontato che l’accesso alla città africana fu sempre difficile, nel lontano passato e anche in tempi più recenti. Tutti parlano di esperienze e di atmosfere uniche. Misteri e segreti continuano ad abitare i suoi palazzi, di cui tanti sono stati consegnati alla memoria dell’umanità nei suoi famosi antichi manoscritti, orgoglio dei suoi abitanti. Tra i viaggiatori ad avere ricevuto in dono la magia che illumina il cuore, è proprio un mio caro amico che ha deciso di immortalare tale esperienza di viaggio inedito, aprendo un singolare hostel in Sicilia, a San Vito Lo Capo, chiamandolo appunto Timbuktu.

Si chiama Marco Peralta, è siciliano e sente da sempre il richiamo da questa terra d’Africa. I suoi amici sono di tutti i colori, bianchi, neri, e qualcuno verde! Visita il sito dell’hostel cliccando qui e prenota il tuo prossimo soggiorno in Sicilia occidentale, territorio baciato dal sole e accarezzato dallo scirocco, il vento del Sahara.

Timbuktu, il toponimo e un pò di storia

Timbuktu ha ispirato un’espressione inglese per parlare di là dove finisce il mondo: from here to Timbuktu (da qui a Timbuktu) e, più recentemente, un film del 2014 diretto dal regista mauritano Abderrahmane Sissako.

Nell’immaginario collettivo, Timbuktu, questo capo luogo di regione del Mali, è stato a lungo il posto più remoto dove l’uomo occidentale sia arrivato. Dopo secoli di chiusura all’occidente, la città ricevette nel 1826 la visita di Alexander Laing, primo cittadino europeo a penetrarci. Scambiato per un mercante di schiavi concorrente, fu poi assassinato. Nel 1828, fu il francese René Caillié ad entrare nella città, in veste di letterato musulmano, e ne uscì vivo. Il suo celebre racconto di viaggio fu in seguito letto in tutta Europa.

Timbuktu_rené caillé_francobollo

Per finire su di una nota linguistica, ci interroghiamo sempre sull’etimologia della parola Timbuktu. Più ipotesi furono fatte, spiegando il toponimo con l’ausilio delle lingue locali come il tamasheq o il songai. La più probante sembra essere quella del linguista René Basset (1855-1924), che fu il primo direttore della Scuola delle Lettere di Algeri nonché l’autore dell’antologia “Mille e una fiabbe, racconti e legende arabe”. Basset asserisce che Timbuktu deriva dalle parole berbere “tin” (luogo) e “buqt” (lontano). Questa spiegazione rinforza precisamente l’uso dell’espressione inglese “From here to Timbuktu” (o della sua variante From here to Timbuktu and back again).

Durante il vostro soggiorno nel hostel di San Vito Lo Capo, questa città mitica e lontana vi sembrerà più vicina che mai.

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Spiaggia di Macari – San Vito Lo Capo (TP) Sicilia africana

Timbuktu, altre notizie

Siamo nel centro del Mali, terra che vitti nascere i più grandi imperi africani. Terra dalle mille etnie, dove ogni soffio di vento porta le parole dei “griots”, i cantastorie legendari. Il Mali è anche e sopratutto un fiume, il Niger che attraversa il paese per 1800 km lungo il quale nacque una città prestigiosa, Timbuktu, là dove il Sahara incontra il grande fiume.

Timbuktu, porta del deserto et porta de l’Africa nera. Tratto d’unione tra due mondi, quello dei nomadi e quello degli stanziali, degli allevatori e dei coltivatori. Eccoti la mitica città del confine del mondo. Insolenti contrasti ti stupiscono ad ogni angolo, sala da giocco multimediale e guaritrice touareg, veicoli fuoristrada e carovane di cammelli, fantasmi d’avventure impossibili e realtà del XXI secolo.

A Timbuktu le leggi della natura e degli uomini sono a volte particolarmente duri. Piante, animali e uomini si ostinano a non mollare comunque nonostante le condizioni che si verificano nella città, come abbiamo letto nella mia introduzione. Qui, vorrei quantomeno invitarti ad approfondire la conoscenza di questa città millenaria e dei suoi abitanti, anche con un viaggio in Africa o attraverso la lettura come nel mio caso e comunque, potresti contare sui migliori consigli del proprietario del hostel in Sicilia, Marco.

L’Africa ci accoglie. Visitiamola con l’umiltà di chi vuole imparare e nel rispetto di chi ci riceve.

Ci vediamo a Timbuktu.

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Timbuktu – San Vito Lo Capo – reception
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